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AiopMagazine n° 11 - novembre 2013
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AiopMagazine n° 11 - novembre 2013

Equilibrio instabile per la governance sanitaria

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EDITORIALE - di Gabriele Pelissero

Il numero del 21 ottobre di Panorama della Sanità, a proposito del varo della legge di stabilità 2014, titolava sulla copertina: “Scampato pericolo per la sanità”. Ce lo augu­riamo, ma sappiamo che il cammino parlamentare è accidentato e richiede la massi­ma vigilanza. D’altra parte, i tagli alla sanità non costituiscono una novità nella politi­ca di governo. Iniziati con la L. 111/2011, si erano appena ­conclusi, apparentemente, con la legge di stabilità del 2013.
Per il triennio 2012-2014, questi provvedimenti di riduzione di spesa sommati alla manovra di spending review (L. 135/2012), hanno significato una riduzione di 14 mi­liardi e 250 milioni di euro, che hanno comportato una crescita esponenziale delle li­ste di attesa e il ricorso alla spesa sanitaria privata “out of pocket”. Senza tener conto delle azioni di riduzione messe in atto in maniera autonoma dalle Regioni, realizzate operando la disattivazione di posti letto ed inasprendo ancora di più le limitazioni sui budget. La caratteristica unificante di questi provvedimenti è stata quella della “linearità” dei tagli che, quindi, solo demagogicamente hanno colpito i cosiddetti sprechi del settore. Una caratteristica, quella della linearità, che l’attuale governo ha giustamente dichiarato di voler abbandonare. E’ con stupore, quindi, che avevamo letto le indiscrezioni di una riduzione del 4% delle assegnazioni per il 2014, ed altre da operare nel triennio, nei confronti degli erogatori accreditati. In termini di riduzione di prestazioni ospedaliere, la manovra paventata avrebbe provocato la perdita di più di 100.000 ricoveri nel solo comparto accreditato, da aggiungere ai più di 150.000 già determinati dalle richiamate precedenti manovre sul triennio 2012-2014; nel complesso un crollo secco di circa il 9% non assorbibile dalle strutture pubbliche. L’effetto combinato di questi drammatici tagli di offerta sarebbe ricaduto sui cittadini, con il moltiplicarsi delle già insostenibili liste di attesa, che cominciano fatalmente a degradare a pura rinuncia alle prestazioni. Gli effetti economici sui già sofferenti bi­lanci delle strutture accreditate, erosi dai continui tagli ai budget e dal contestuale for­te ridimensionamento dei livelli tariffari, limitando il calcolo alla perdita di un ulteriore 4%, per il solo 2014, porterebbe a conseguenze che potrebbero rivelarsi nefaste, con un taglio occupazionale stimabile in non meno di 15.000 addetti nel comparto ospedaliero accreditato e con conseguenze non prevedibili sul settore dei laboratori e poliambulatori e sullo sterminato indotto che ruota attorno al settore. Questo calcolo è peraltro riferito soltanto alla pura perdita di posti di lavoro derivante dai tagli previsti; ad essi però va aggiunta una ulteriore perdita di posti di lavoro e di capacità di offerta di prestazioni dovuta al probabile collasso di molte aziende ospedaliere di diritto privato che non sarebbero in grado di assorbire una riduzione così rilevante dei propri ricavi e, conseguentemente, non riuscirebbero ad assicurare continuità aziendale. In altre parole, una manovra di questa portata avrebbe rischiato di portare al fallimento una importante rete di piccole e medie aziende che oggi sono sane, assicurano occupazione ed erogano prestazioni sanitarie nell’ambito del Servizio sanitario nazionale ad un costo che è del circa 40% inferiore a quello sostenuto dalle corrispondenti aziende di diritto pubblico. 

Appare necessaria, ora più che mai, una decisa inversione di rotta – e in tal senso abbiamo dato atto al Ministro della salute Lorenzin della sua tenace determinazione - che riporti la governance sanitaria a considerare il già sottofinanziato FSN anche una fondamentale risorsa economica per il Paese.

 

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