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L'emergenza-urgenza e gli accessi ai Pronto Soccorso
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L'emergenza-urgenza e gli accessi ai Pronto Soccorso

Lettera al direttore di Quotidiano Sanità a cura del Presidente nazionale Aiop e pubblicata mercoledì 8 gennaio 2020

Barbara Cittadini, Presidente Nazionale AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata

Gentile Direttore,

ieri Quotidiano Sanità ha pubblicato un articolo dal titolo “Emergenza-urgenza. Il 91,5% degli accessi in Pronto Soccorso grava sugli ospedali pubblici”, rispetto al quale ritengo doverose alcune considerazioni. É indubbio che il tema della “emergenza-urgenza” e degli accessi ai Pronto Soccorso sia di grande attualità, oltre che estremamente delicato.
In questo ambito, la componente di diritto privato del SSN, può, tuttavia, rappresentare una risorsa da utilizzare a vantaggio dell’intero Sistema sanitario.
La componente di diritto privato ha, da sempre, infatti, garantito la propria disponibilità a confrontarsi con le Istituzioni per contribuire alla definizione di un progetto condiviso di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera, che promuova una partecipazione strutturata alla rete di Emergenza-urgenza, in base ai diversi livelli gerarchici di complessità.

Le strutture di diritto pubblico e privato, infatti, hanno un unico obiettivo comune, che è quello di garantire a tutti i cittadini, che necessitano di accedere a strutture di Emergenza-urgenza, un’assistenza di qualità, omogenea sul territorio e, soprattutto, tempestiva, riducendo al minimo indispensabile le lunghe ed estenuanti attese, che si registrano, ad esempio, per accedere ai Pronto Soccorso.
Le modalità di organizzazione e integrazione nella rete di Emergenza-urgenza sono esplicitate nel DM 70/2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, che, a partire dal punto 9.2 dell’allegato 1, definisce la composizione della rete ospedaliera dell’emergenza e le tipologie di strutture sanitarie deputate a rispondere alla necessità di intervento urgente, in base alle diverse complessità assistenziali richieste.

Di fatto, il citato impianto normativo coinvolge soltanto pochissime strutture di diritto privato all’interno della rete di Emergenza-urgenza, con il risultato che l’accesso ai DEA/PS risulta, principalmente, a carico degli ospedali pubblici, costretti a far fronte a un numero di pazienti che aumenta costantemente, in molti casi senza che gli stessi abbiano le risorse e gli strumenti adeguati.

A tal proposito, come rilevato da AIOP nel 16° Rapporto “Ospedali & Salute 2018”, più di un terzo dei cittadini (il 34,5%) ritiene necessario individuare soluzioni per limitare le attese nei Pronto Soccorso situati negli ospedali pubblici, anche tramite il ricorso alle strutture accreditate, che potrebbero garantire tale servizio, se incluse nella rete regionale di Emergenza-urgenza.
Le strutture ospedaliere di diritto privato del Ssn, se inserite nella rete regionale di Emergenza-urgenza, potrebbero aiutare gli ospedali di diritto pubblico che, da soli, non riescono, in rapporto al bacino di utenza, a far fronte ad una domanda di assistenza, che è aumentata, e che non trova adeguata risposta.
AIOP, pertanto, auspica una riprogrammazione della Rete, che non può non contemplare, anche, una revisione del sistema di remunerazione delle prestazioni.
Il servizio di Pronto Soccorso, infatti, viene remunerato, nelle strutture che sono autorizzate a farlo, a funzione e in base a Drg che effettivamente erogano.

In molte regioni, soprattutto del meridione ma non soltanto, il sistema di remunerazione Drg è, peraltro, penalizzato da una riduzione delle tariffe e deve, comunque, sottostare ad un budget onnicomprensivo di Drg.
Una struttura di diritto privato, alla quale vengono inviati i ricoveri dal Pronto Soccorso, sovente, si trova, in caso abbia esaurito il budget, a dover accettare un accesso in emergenza, inviato dal Pronto Soccorso, senza percepire dalla Regione alcun rimborso della prestazione, cosa che in moltissimi casi, già, accade.
Nonostante la teorica equiparazione con gli erogatori pubblici nell’esercizio di tali funzioni, le Regioni, nei fatti, negano alle strutture di diritto privato il rimborso dei servizi di Pronto Soccorso, ritenendoli compresi nel budget contrattualizzato annualmente per le prestazioni rese in normale regime di elezione.

Esaurito il budget assegnato, le strutture private non possono, però, astenersi dall’erogare tali prestazioni, dal momento che un eventuale rifiuto comporterebbe il rischio di sospensione dell’accreditamento.

Le strutture di diritto privato sono, quindi, di fatto obbligate a esercitare a proprie spese queste funzioni senza percepire alcuna remunerazione, a differenza delle strutture pubbliche che, di fronte all’impossibilità di assistere i pazienti, si trovano a trasferirli nelle strutture accreditate.
É evidente che questa situazione comporta difficoltà di gestione aziendale per gli imprenditori sanitari e incide negativamente rispetto ai diritti dei cittadini.

Proprio il carattere pubblicistico dei servizi garantiti dalle strutture sanitarie giustifica l’applicabilità di altre due norme europee: gli artt. 106 TFUE e 8 della l. n. 287, che vietano agli Stati membri l’adozione di regole di esonero dalla disciplina antitrust per le imprese pubbliche e per quelle, anche di diritto privato, che siano titolari di diritti speciali ed esclusivi. D’altra parte, già il d. lgs. n. 502/1992 persegue, tra gli obiettivi, quello di equiparare gli operatori sanitari muniti dei necessari requisiti, indipendentemente dalla loro natura pubblica o privata.

La violazione delle norme di concorrenza, peraltro, non comporta solo un danno per gli operatori privati interessati che, non potendo far fronte ai costi, rischiano di uscire dal mercato ma, soprattutto, per i pazienti i quali, laddove tale rischio si concretizzasse, perderebbero un servizio di Pronto Soccorso efficiente.

Da questa prospettiva, la riduzione del budget destinato a remunerare le prestazioni erogate dalla componente di diritto privato non appare giustificabile neanche da esigenze di interesse generale, considerato che potrebbe comportare, oltre alla lesione del diritto di libera iniziativa economica degli imprenditori sanitari e del diritto di libera scelta dei pazienti, anche, gravi inefficienze a carico del Ssn, non potendo questo far fronte alle richieste dell’utenza senza il contributo delle strutture private, la cui “forzosa sospensione di attività” genererebbe, infatti, una carenza nella rete territoriale dell'emergenza.

In ultima analisi, la piena integrazione delle strutture ospedaliere all’interno della rete di Emergenza-urgenza, se correlata ad una reale e generale applicazione del pagamento a funzione nel finanziamento di tutti gli erogatori pubblici e privati, potrebbe contribuire a garantire al cittadino la libera scelta del luogo di cura e a migliorare la qualità complessiva dell’assistenza ospedaliera offerta ai pazienti.

 

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