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Presentato il IX Rapporto CEIS Sanità

di Angelo Cassoni

Presentato a Roma, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, il IX Rapporto CEIS Sanità dell’Università di Tor Vergata, ora realizzato in partnership con il CREA (Consorzio Universitario per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) e la Fondazione Economia di Tor Vergata.

Crisi economica e Sanità: come cambiare le politiche pubbliche”: è questo il titolo scelto per inquadrare la ricerca in un momento nel quale l’universalità del nostro welfare viene ogni giorno di più messa in discussione.

Nell’apertura dei lavori Renato Lauro, rettore dell’Università, ha affermato che l’evoluzione delle tecnologie ed i risultati della ricerca biomedica molecolare stanno generando un profondo cambiamento nel trattamento e nella prevenzione delle malattie, contestualmente all’aumento delle aspettative di salute della popolazione. Tutto ciò ha come contraltare un incremento dei costi in sanità, che causa difficoltà crescenti ai governi chiamati a fronteggiare l’impetuosa crescita delle malattie cronico-degenerative.

Il momento clou dell’incontro è stato quello della esposizione dei risultati del lavoro dei ricercatori dell’Ateneo romano affidata come di consueto a Federico Spandonaro, curatore e anima di questo rapporto. Illustrando le tematiche prese in considerazione, ha sottolineato che quest’anno si è puntato principalmente sugli statement più che sui numeri: la politica sanitaria vista attraverso la lente della crisi economica strisciante, con pochi fondamentali riferimenti agli indicatori statistici e di spesa, quelli necessari a leggere da una prospettiva più tecnico-scientifica gli ultimi preoccupanti sviluppi determinati dal trasloco della governance sanitaria presso i palazzi di via XX settembre. 

Il definanziamento progressivo di un sistema sanitario pensato come universalistico, ma declassato nell’ultimo Def e dopo i già duri passaggi della spending review, a sistema ad “universalismo selettivo” ne è la diretta conseguenza e non sorprende, ma certamente spaventa, la previsione di un rapporto spesa sanitaria pubblica/PIL che dovrebbe tendere dal già ridotto 7,1% ad un incredibile 6,7%. 

Tutto ciò, nonostante uno dei dati più eclatanti proposti dallo stesso Spandonaro, quello dell’andamento della spesa sanitaria totale pro-capite, evidenzi come l’Italia sia il Paese che ne ha meglio contenuto negli ultimi anni il fisiologico incremento, mantenendola il 23,9% più bassa della media dell’Europa a 14 e con uno scarto che arriva a quasi il 33% rispetto a Paesi come la Germania. 

Le due tavole rotonde organizzate a margine della presentazione, la prima dedicata all’universalismo nel futuro del Servizio sanitario nazionale e la successiva incentrata sul controverso tema della coniugazione delle politiche assistenziali e industriali per favorire la crescita, hanno visto la partecipazione di esponenti politici, del mondo accademico e di quello della produzione di beni e servizi per la sanità. 

In molti hanno sottolineato l’esigenza di difendere e sostenere il welfare sanitario come grande conquista sociale, come patrimonio di conoscenze, come ragione del grande miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, come volano per la ripresa economica del Paese. 

Insomma, la spesa sanitaria da non considerare un costo, quanto piuttosto un investimento ed il definanziamento in atto come un modo per far tornare maldestramente i conti a breve, per poi subire nel medio-lungo periodo pesanti ripercussioni di ordine economico, sanitario e sociale. 

Con qualche voce (stonata) fuori dal coro, però! 

Un calo del livello del dibattito spostato sui temi degli standard per l’accreditamento e del rapporto pubblico/privato in sanità con affermazioni che ci hanno riportato indietro di molti anni, facendo riecheggiare vecchi abusati luoghi comuni (le cliniche del dott. Tersilli) e su dilemmi esistenziali del tipo: ”perché dobbiamo acquistare le ostetricie dai privati?”. 

La difesa e la rivendicazione di una piena appartenenza al sistema pubblico al di là della natura giuridica, raccontata come una indebita e fastidiosa resistenza corporativa. 

La logica degli steccati, in tempi di emergenza e solidarietà, ci era sembrata superata. 

Per qualcuno non è così!

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