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Position paper Aiop sul DM 70
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Position paper Aiop sul DM 70

Una sintesi delle principali proposte e osservazioni

L’elaborazione del position paper di Aiop sul DM 2 aprile 2015, n.70 e sulle relative proposte di revisione ha impegnato il Centro studi dell’Associazione sin dalla diffusione a mezzo stampa della prima bozza di aggiornamento.

Vi proponiamo, qui di seguito, una sintesi delle osservazioni e delle proposte principali contenute nel documento, così come trasmesso alla Direzione Generale della Programmazione in occasione dell’audizione del 18 maggio.

Requisiti relativi alla dotazione di posti-letto

  • la revisione del requisito della dotazione di posti letto per acuti non inferiore a 60, quale soglia minima di accreditabilità e di sottoscrivibilità degli accordi contrattuali con le strutture di diritto privato;
  • il riferimento alle “branche affini” – relative a un modello dipartimentale, organizzato per unità funzionali a specialità omogenee - per la corretta definizione delle attività monospecialistiche per acuti e la conferma della soglia minima dei 30 posti letto per acuti prevista nel DPCM del 1986 per le Case di cura private;
  • la necessità di considerare la peculiarità delle strutture c.d. “miste”, ovvero strutture dotate di posti letto sia per acuti sia post-acuti - caratterizzate da un elevato livello di specialità e continuità assistenziale.

A tale fine, il Punto 2.5 riguardante la soglia minima di accreditabilità e di sottoscrivibilità andrebbe integrato aggiungendo “[…] Ai fini dell’operatività della soglia di accreditabilità e di sottoscrivibilità degli accordi contrattuali annuali per le strutture ospedaliere miste, verranno conteggiati tutti i posti letto presenti nella struttura, compresi quelli di riabilitazione e lungodegenza”.

Requisiti di volume

  • l’introduzione rispetto alle soglie minime di un intervallo di tolleranza di almeno il 10%, così come previsto nell’ambito del Programma Nazionale Esiti (PNE) per i requisiti di volume definiti nel DM70;
  • la necessità di valutare l’impatto degli standard sulla popolazione dei cittadini-utenti, in termini di limitazione nell’accesso alle cure e mobilità sanitaria indotta;
  • la difficoltà di valutare i volumi delle strutture di diritto privato del SSN, essendo tali volumi “imposti” dal meccanismo di assegnazione di budget e quindi non indicativi delle reali potenzialità di offerta;
  • la revisione al ribasso della soglia minima di 200 interventi/anno per le procedure di by-pass aortocoronarico isolato, alla luce delle evidenze scientifiche e dell’evoluzione nella pratica clinica.
  • l’importanza di valutare con la massima attenzione le evidenze scientifiche rispetto alle soglie minime e massime, nella definizione degli standard di riferimento dei volumi per operatore, che ovviamente non possono coincidere con quelli definiti per struttura o unità operativa;
  • la necessità di considerare la totalità delle prestazioni effettuate dal professionista, in tutti gli istituti di cura in cui esercita la propria attività, nella stima, dei volumi per operatore;

Dal momento che la valutazione proposta dal PNE è a livello di struttura, è fondamentale, infatti, che nella misurazione del numero di interventi o trattamenti erogati dal singolo operatore si considerino, di volta in volta, anche quelli effettuati in altre strutture, nell’intervallo di tempo considerato;

  • la considerazione delle équipe professionali che operano su più presidi ospedalieri, nella misurazione, in ciascuna struttura, dei volumi per unità operativa complessa, restando la necessità di identificare il reparto di effettiva esecuzione della prestazione - e non, come avviene oggi, quello di dimissione.

Rete dei punti nascita

  • la salvaguardia e il potenziamento del modello di rete Hub and Spoke – fil rouge di tutto il DM 70 e considerato a livello internazionale come il sistema migliore nel garantire sicurezza e appropriatezza nell’assistenza perinatale - anche per l’assistenza al parto, utilizzando a pieno le potenzialità del risk management e attraverso la promozione di protocolli formalizzati di orientamento verso il setting assistenziale adeguato al livello di rischio e di accesso tempestivo alle dotazioni eventualmente non presenti nel punto nascita di primo ricovero;
  • l’applicazione a tutte le maternità degli standard di sicurezza relativi all’assistenza h24 di due unità di personale ostetrico e due unità di personale ginecologico, un anestesista e una figura neonatologica, nonché la presenza di terapia sub-intensiva, così come previsti nell’Accordo Stato-Regioni del 2010 per i punti nascita di primo livello.

Il position paper di Aiop è stato frutto di una riflessione basata su evidenze scientifiche e su considerazioni di opportunità organizzativa. Il documento, tuttavia, non può che risentire dei limiti di un confronto non sempre impostato in modo chiaro, trasparente e tempestivo tra Ministero della Salute e stakeholder, mancando sempre una bozza ufficiale di riferimento.

Ne consegue che il primo punto del position paper di Aiop sia in realtà l’auspicio a una discussione aperta a tutti, nella quale la prospettiva di Regioni, associazioni di consumatori, Società scientifiche, federazioni rappresentative dei professionisti e di tutta l’Ospedalità pubblica e privata del SSN siano considerate come fonte di arricchimento per una riforma sanitaria che possa davvero essere degna di questo nome.

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