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La crescita delle assicurazioni sanitarie
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La crescita delle assicurazioni sanitarie

Le considerazioni del Coordinatore della Commissione non accreditate, Francesco Berti Riboli

FBR

La giornata di martedì 21 febbraio scorso in Aula magna dell'Università Bocconi è stata aperta da un'analisi comparata con le altre situazioni a livello europeo a cura delle ricercatrici Marianna Cavazza e Valeria Rappini. Il tema è stato lo sviluppo del fenomeno delle assicurazioni sanitarie, collettive o individuali, nel nostro come in altri Paesi. Si tratta di un fenomeno in crescita, anche se ancora accompagnato da temi dialettici che risentono di ideologie e di astrattezza (la più astratta fra tutte è la contrapposizione tra pubblico e privato).
In sostanza sappiamo, sulla base dei dati ufficiali e anche da questa ricerca, che nel nostro Paese la copertura integrativa è in aumento. Ma sappiamo anche che il settore è privo di una sostanziale regolamentazione e che il perimetro pubblico risulta poco chiaro per non dire volutamente confuso.
Mario Del Vecchio, docente alla Bocconi, ha precisato che il lavoro dell'Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità - OCPS - consiste anche nella mappatura dell'out of pocket che, per esempio, copre il 49% della riabilitazione, il 22% degli accertamenti e il 40% delle visite specialistiche). E questa spesa “di tasca propria” riguarda le famiglie, le imprese e gli organismi collettivi.
Dall'altro lato, Marco Vecchietti, al vertice di RBM e Previmedical, ribadendo come un numero sempre crescente di italiani disponga di una forma sanitaria integrativa, ha illustrato la progettualità di sviluppo del comparto assicurativo. Si tratta di una prospettiva allettante, anche se credo sarebbe necessario valutarne la sostenibilità di sistema.
Per dire che, così come ho molto apprezzato i risultati della ricerca dell'OCPS, ho anche apprezzato la relazione di Vecchietti e soprattutto la sua visione della nascita di un “servizio sanitario personale”.
A traguardare verso una nuova prospettiva, nel nostro Paese, si è ancora in pochi e forse questo sforzo, anche se è iniziato parecchi anni or sono, non è ancora riuscito a costruire sia a livello di consenso, sia a livello di comprensione all'interno della nostra categoria e di realizzazione di rapporti chiari con il mondo assicurativo. Si tratta di temi già proposti, in modo sempre più palese, dai primi anni dello sboom – e parlo del 2007 – fino all'avvio di questa epoca di sostanziale stallo, di congelamento delle strategie e dei bilanci.

Già nel 2007, quelli di cui stiamo parlando oggi, erano temi in ballo tra AIOP e ANIA. Oggi siamo arrivati al momento in cui è necessario chiarire quello che si vuole fare e stabilire rapporti chiari e trasparenti tra chi - privato - gestisce sanità e il panorama integrativo.

Che cosa significa?
Che a fronte di una legittima richiesta di spesa certa e contenuta da parte del mondo assicurativo, devono esistere regole del gioco – e quindi di ingaggio, di contrattualizzazione – chiare, vale a dire tempi e modalità certe nella cosiddetta presa in carico e così per tutto l'iter della pratica, fino alle procedure di liquidazione.
Per parte nostra stiamo lavorando per ottenere il sostegno in queste politiche da parte dei nostri partner medici, che rappresentano una voce ancora significativa, e non influenzabile, della spesa. Ma le assicurazioni devono lavorare su chi propone e vende i prodotti, chiarendo il perimetro di copertura e riuscendo a raggiungere il massimo della trasparenza nei confronti di tutti.
Non so se si debba arrivare per legge a questo nuovo tipo di rapporto trasparente. Certamente ci si può arrivare per convenzione.
E, su questo tema, credo sia opportuno aggiungere come la grande diversità dei player corrisponda anche a una grande diversità di sistemi informativi: ognuno ne ha uno e lo impone al resto del mondo che con lui vuole lavorare. Siamo tutti convinti che la tecnologia sia utile, ma il problema della mancanza di dialogo, per non dire dell'incompatibilità della diverse piattaforme andrebbe posto e in qualche modo risolto.
Sono tutti temi che vanno messi su un tavolo e discussi, magari ricorrendo a organismi terzi, come potrebbe essere il Mefop che ha compiti istituzionali e svolge già un ruolo di cassa di compensazione e di incontro. In pratica, realizzare finalmente un tavolo che sia riconosciuto da tutti e di cui tutti – fondi, assicurazioni, etc., ma anche noi – ne facciano parte.
Per riassumere e concludere: stiamo parlando anche e soprattutto nell'interesse del paziente o, se preferite, del cliente. È chiaro che la sua soddisfazione risponde alle esigenze sia delle strutture sanitarie sia delle assicurazioni.
Come arrivare a questo? Attraverso la trasparenza e la chiarezza delle procedure e dei rapporti tra tutti i soggetti in gioco, ma anche attraverso la condivisione delle informazioni, delle analisi statistiche, dei dati e degli studi. Tutti noi possiamo collaborare e ottenere un valore aggiunto per la costruzione delle nostre strategie e il consolidamento delle nostre relazioni.
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