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AiopMagazine n° 6 - giugno 2018
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AiopMagazine n° 6 - giugno 2018

Una sfida per Noi tutti

 

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editoriale - di Barbara Cittadini

Ottimismo della volontà. In questo mio primo articolo da Presidente nazionale dell’AIOP non posso non condividere con voi la preoccupazione che il nostro Paese viva una condizione economica e finanziaria difficile: l’Unione europea chiede all’Italia una manovra da 5,2 miliardi di euro entro quest’anno e, addirittura, una manovra da quasi 19 miliardi per il prossimo anno! Non sappiamo quali proposte elaborerà il nuovo Governo italiano, ma sappiamo quello che noi abbiamo il dovere di fare: lavorare con la determinazione e l'impegno dei quali abbiamo, reiteratamente, dato prova e la serenità che deriva dalla forza dei nostri numeri e dalla ragionevolezza delle nostre argomentazioni, non facendoci mai, neanche nei momenti più complessi, travolgere dal dubbio che non saremo capaci, ove dovessimo trovarci in contesti non semplici, di trasformare le criticità in opportunità. Dimostreremo, una volta ancora, che siamo una componente rilevante del Ssn, che garantisce ai nostri connazionali servizi e prestazioni di qualità. Chiederemo di essere valutati, senza pregiudizi, per quello che siamo, che facciamo, per il rapporto qualità/costo che garantiamo e per quello che potremmo fare per dare una risposta compiuta alla domanda di salute degli italiani e per ridurre le liste d'attesa, se chi ha la responsabilità della programmazione ci consentisse di esprimere le nostre potenzialità reali. Lo spiegheremo alla politica tutta, alla burocrazia e agli italiani. Fermo restando che saremo vigili sull’andamento dei conti pubblici italiani, abbiamo chiare alcune linee programmatiche che svilupperemo. Al primo punto rimane la tutela della libertà di scelta dei cittadini, che devono poter individuare liberamente i luoghi e le strutture nelle quali curarsi. Gli italiani hanno il diritto di optare per le realtà sanitarie che ritengono soddisfino in maniera adeguata i loro bisogni assistenziali, a prescindere che si tratti di ospedali pubblici o privati. Lavoreremo per la piena affermazione del principio della pari dignità tra le strutture sanitarie accreditate e quelle pubbliche. Alla libertà dei pazienti di curarsi, anche, al di fuori della propria regione andrà affiancato l'impegno per il superamento dei tetti di spesa per le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture sanitarie accreditate, in favore dei pazienti che provengono da altre regioni. Al contempo, ci adopereremo affinché venga eliminato il blocco delle risorse del privato accreditato, imposto dalla spending review del 2012 e ribadito dalle successive leggi finanziarie. Parliamo di risorse “cristallizzate”, sine die, al 2011 meno il 2%. Una situazione che ha palesi profili di illegittimità costituzionale e che non possiamo più tollerare, in quanto costituisce una grave penalizzazione, che impedisce alle nostre aziende di esprimere le proprie potenzialità, bloccandone la crescita, e agli italiani di vedere soddisfatto il loro diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, nei tempi e nei modi che uno stato di diritto dovrebbe sempre garantire. Continueremo a lavorare affinché venga rivisto il decreto Balduzzi. Annoso tema che è all'ordine del giorno da anni. Il dm 70 del 2015 va, ulteriormente, re-immaginato per scongiurare possibili conseguenze, che non esito a definire aberranti. Questi e altri punti programmatici vanno inseriti in una nuova “visione” della sanità, che riguarda noi ma, anche, il Servizio sanitario pubblico. Il nuovo Governo del Paese si presenta come il Governo del cambiamento. Bene: è una sfida per noi tutti. Serve, indubbiamente, una riforma strutturale della sanità alla quale noi, da attori del Ssn, non possiamo non contribuire. Chiediamo controlli ‘terzi’ e obiettivi per le nostre strutture e per quelle pubbliche. In queste ultime, ancora oggi, infatti, si registrano sprechi, che la politica ha tollerato, realizzando una disparità di trattamento con le nostre e utilizzando male le risorse disponibili. Con determinazione e convinzione dovremmo fare in modo che diventi patrimonio comune e diffuso il fatto che le strutture accreditate sono una componente rilevante, dal punto di vista quali quantitativo, della sanità pubblica italiana. Se siamo, davvero, in una fase di reale cambiamento della vita del Paese - e noi ci auguriamo che sia così - chiederemo che venga riconosciuto a pieno titolo il nostro ruolo nel Ssn. Eliminare disparità, rimuovere inutili duplicazioni e tautologie, valutare efficienza, efficacia ed economicità delle prestazioni significherebbe risparmiare e, quindi, contestualmente, consentirebbe di liberare risorse preziose per valorizzare il merito, promuovere la qualità e programmare un'offerta sanitaria che tenga conto della mutate e complesse esigenze della popolazione, efficientando l'offerta sanitaria ed assicurando ai cittadini le migliori cure.

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