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Senato. Presentata interrogazione in materia di mortalità infantile e divari territoriali nella qualità dei sistemi sanitari
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Senato. Presentata interrogazione in materia di mortalità infantile e divari territoriali nella qualità dei sistemi sanitari

Martedì 9 aprile u.s., presso l'aula del Senato, è stata presentata l'interrogazione a risposta in Commissione Sanità e Lavoro n.3-01059, a prima firma Zampa (PD), indirizzata al Ministro della Salute, in materia di mortalità infantile e divari territoriali nella qualità dei sistemi sanitari.

Martedì 9 aprile u.s., presso l'aula del Senato, è stata presentata l'interrogazione a risposta in Commissione Sanità e Lavoro n.3-01059, a prima firma Zampa (PD), indirizzata al Ministro della Salute, in materia di mortalità infantile e divari territoriali nella qualità dei sistemi sanitari.

Premesso che:

L'Italia è uno dei Paesi europei con tassi più bassi di mortalità neonatale e infantile. Nel 2020, il tasso di mortalità infantile (nei 27 Paesi UE) è stato di 3,3 decessi per mille nati vivi. Valori più bassi del tasso italiano sono stati osservati solo in alcuni Paesi del nord Europa, come Svezia, Finlandia e Norvegia. La pubblicazione dell'indagine "Mortalità infantile in Italia. Profonde diseguaglianze geografiche ed etniche" di Mario De Curtis, Silvia Simeoni e Luisa Frova sul numero di gennaio-febbraio 2024 della rivista "Pediatria" della Società italiana di pediatria ha fatto emergere dati preoccupanti sul numero di minori deceduti nel Sud del Paese in confronto alle altre regioni e nel raffronto tra famiglie italiane e straniere. Nel 2020, l'anno della pandemia da COVID-19, la mortalità neonatale è stata del 1,76 per mille nati vivi (corrispondente al 70,2% della mortalità infantile) e nei nati da genitori stranieri è stata il 55% più elevata rispetto a quella nati da genitori italiani. La mortalità post neonatale è stata 0,75 per mille nati vivi e nei nati da genitori stranieri è stata dell'80% superiore. Ancora, la mortalità infantile è stata del 2,51 per mille, registrando un aumento del 60% nei bambini con genitori stranieri rispetto a quelli con genitori italiani. Dall'indagine emerge che le regioni con un maggiore tasso di mortalità infantile sono quelle del Mezzogiorno. I figli di genitori stranieri hanno presentato un rischio più elevato di mortalità infantile rispetto a quelli italiani. Le ragioni della maggiore mortalità dei bambini figli di genitori stranieri devono essere messe in relazione alle condizioni perinatali che iniziano prima della nascita e riguardano principalmente la salute della donna in gravidanza. Le donne straniere sono mediamente più giovani delle donne italiane, tuttavia, a causa di svantaggi sociali, economici e culturali, come il maggior numero gestanti minorenni e ragazze madri, basso reddito familiare, occupazioni meno garantite e più gravose, alimentazione inadeguata, condizioni igieniche e abitative precarie, cure ostetriche ritardate o inadeguate, sono più inclini a partorire prematuramente e a patologie perinatali che coinvolgono il neonato. Un bambino, sia italiano che straniero, che nasce nel Mezzogiorno ha un rischio di morire nel primo anno di vita del 70 per cento più elevato di uno che nasce al Nord. Se il Mezzogiorno avesse avuto lo stesso tasso di mortalità del Nord non sarebbero morti 155 bambini. La maggiore mortalità neonatale e infantile nelle regioni del Mezzogiorno è principalmente attribuibile a cause storiche correlate a problematiche economiche e sociali, che si sono accentuate negli ultimi anni per causa della crisi economica iniziata nel 2008 e della pandemia hanno coinvolto anche l'età pediatrica. È noto che una situazione sociale svantaggiata è strettamente correlata al rischio di malattia. Le Regioni del Mezzogiorno presentano un'organizzazione sanitaria meno efficace rispetto a quella osservata nelle Regioni del Centro-Nord. Un segno indiretto di questo divario è rappresentato da una maggiore migrazione sanitaria dei minori delle regioni del Mezzogiorno rispetto ad atre aree del Paese. "In sanità, ha fatto notare recentemente la fondazione Gimbe in un'analisi sull'applicazione dell'autonomia differenziata in ambito sanitario, il gap tra Nord e Sud configura ormai una 'frattura strutturale', come dimostrano sia i dati sugli adempimenti ai LEA sia quelli sulla mobilità sanitaria. Alla maggior parte dei residenti al Sud non sono garantiti nemmeno i LEA, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria verso le Regioni più che ricche del Nord (...) Il ddl Calderoli sull'autonomia differenziata, approvato al Senato e ora in discussione alla Camera potrebbe segnare un punto di non ritorno nell'equità dell'assistenza sanitaria tra le Regioni italiane in un contesto caratterizzato dalla grave crisi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)".

L'interrogante chiede di sapere:

 

  • se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti emersi nella ricerca sulla mortalità infantile e nell'analisi della fondazione Gimbe e quali iniziative urgenti intenda adottare per contrastare un fenomeno preoccupante legato al divario tra Nord e Sud, e tra cittadini italiani e stranieri, nei casi di mortalità infantile;
  • se non ritenga necessario un aumento delle risorse, in modo particolare nelle regioni del Sud, al fine di investire sull'assistenza materno-infantile e sull'organizzazione dei punti nascita;
  • quali siano le sue valutazioni rispetto alle gravi considerazioni della fondazione Gimbe riguardo alla concreta probabilità che i divari territoriali, già esistenti nel nostro Paese nella qualità dei sistemi sanitari regionali e nell'accesso alle cure, possano ulteriormente aumentare una volta approvato il provvedimento sull'autonomia differenziata.

 

Il testo dell'interrogazione è disponibile al link ipertestuale.

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