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Programmazione e sinergia per un SSN più efficiente

A causa del COVID il sistema sanitario è sotto una pressione per la quale le risorse umane ed economiche non erano e non sono adeguate

Always hope for the best, but prepare for the worst, “Spera per il meglio, ma preparati al peggio”. 

Questo vecchio proverbio inglese sembra fatto su misura per i tempi di emergenza che stiamo vivendo a causa della pandemia da COVID. E sintetizza, in maniera perfetta, la situazione del SSN che è in una condizione di pressione non preventivata e per la quale, purtroppo, le risorse umane ed economiche nei diversi territori, con le dovute differenze, non erano e non sono adeguate. Molte sono le criticità a livello strutturale. Per questo, nel corso del suo mandato di Presidenza dell’AIOP – Associazione Italiana Ospedalità Privata -, Barbara Cittadini si è impegnata, attivamente, per mettere all’ordine del giorno dell’agenda nazionale temi come il rinnovo contrattuale del personale non medico, la riduzione dei tempi delle liste d’attesa, il ristoro per tutte le strutture che sono state precettate ovvero costrette ad interrompere l’attività non urgente e differibile ed inserite nelle reti assistenziali COVID o non COVID dei SSR, oltre alla definizione del drg e della funzione COVID per coloro che hanno avuto in cura i pazienti affetti da COVID. 

Il mancato rinnovo del contratto per tanti anni, è un tema particolarmente complesso, che è dipeso dal fatto che il tariffario nazionale non viene, differentemente da quanto prevede la norma, aggiornato da molti anni, con l’ovvia conseguenza di avere tariffe datate e non adeguate. La componente “risorse umane” è una delle voci del “paniere”, che raccoglie tutte le voci di costo che vengono valutate nella definizione delle tariffe. Il tariffario nazionale, peraltro, è un tariffario di riferimento, che le 21 Regioni e Province autonome recepiscono in base alle situazioni economico finanziarie dei territori, apportando delle modifiche, in alcuni casi in riduzione, in altri in aumento. Condizione che ha determinato forti disomogeneità tra le varie realtà regionali. 

La mancata attualizzazione del tariffario, insieme al blocco sine die dei budget delle strutture di diritto privato del SSN, introdotta dal DL 95/12, al 2011 meno il 2%, non ha consentito il doveroso rinnovo del contratto, nonostante i reiterati tentativi di AIOP di argomentare l’esigenza improcrastinabile di revisione di entrambi. Si è trattato di un’azione di responsabilità sociale di Sistema, che ha indotto il Governo a proporre al Parlamento, che l’ha approvata, una norma che, in mancanza della suddetta revisione del tariffario, consentisse una deroga al DL/95 e, quindi, alle Regioni di prevedere una compartecipazione agli oneri del suddetto rinnovo nella misura del 50%, alla Conferenza delle Regioni di stabilirne la modalità, agli imprenditori di contribuire al restante 50% e alle organizzazioni sindacali di non rivendicare gli arretrati, consentendo alle lavoratrici e lavoratori del SSN di percepire lo stesso stipendio, sia che lavorino in strutture di diritto privato che pubblico.

Alcune Amministrazioni Locali, accogliendo le modifiche normative e le determinazioni della Conferenza delle Regioni hanno già deliberato, recependo la compartecipazione del 50% - contestualmente su budget e tariffe - per garantire la contribuzione agli oneri del rinnovo contrattuale alla componente di diritto privato del SSN, stabilita nella trattativa. Altre sono in fase di definizione dei provvedimenti. Persiste, però, la criticità di una situazione nelle quali alcune Regioni non hanno nemmeno avviato queste procedure. L’autonomia, in tema sanitario, è indiscutibilmente una risorsa, perché consente alle Regioni, ben amministrate, di tenere conto delle varie peculiarità dei territori e ottimizzarle. Per l’applicazione del contratto nazionale, però, l’autonomia si sta trasformando in una criticità pericolosa per le lavoratrici e i lavoratori, per le aziende e per il SSN nel suo complesso. 

La non compartecipazione, in alcune Regioni, creerebbe una disparità di trattamento sul territorio nazionale che può portare, se non risolta, a forti tensioni sociali. Per questo motivo l’AIOP e, direttamente, la Presidente Cittadini, ha sollecitato l’istituzione di un tavolo d’emergenza presso il Ministero della Salute, per far in modo che tutte le Regioni mantengano gli impegni assunti. Il problema delle liste d’attesa è diventato, drammaticamente, cronico e sta avendo conseguenze gravi sul SSN. I pazienti si ritrovano a dover scegliere tra la solvenza della prestazione sanitaria (che si traduce in una non equità tra chi può permettersi cure private e chi non può farlo), quando non si opta per la mobilità sanitaria, ovvero lo spostamento nelle regioni dove è possibile ottenere una risposta alla propria domanda di salute in tempi sensibilmente inferiori. Ultima scelta, la maggiormente preoccupante, è la rinuncia alle cure, con i correlati costi umani e sociali indiretti nel medio periodo. Barbara Cittadini rileva come, in realtà, ci sia un potenziale inespresso da parte delle strutture del SSN, sia di diritto pubblico, che di diritto privato, che potrebbe essere utilizzato meglio con un adeguato lavoro di programmazione sanitaria e non solo economica. 

Purtroppo, ormai da tanti anni, si è assistito ad una progressiva e costante riduzione delle risorse destinate alla sanità, che è stata vissuta come un “costo” e non come un diritto costituzionalmente garantito. Un trend che la pandemia ha, ulteriormente, evidenziato che deve essere invertito, perché non ci sarebbe errore più grande se non quello di non trarre alcun insegnamento da questa tragedia mondiale. “Programmazione e sinergia sono le parole chiave per poter garantire un SSN efficiente e puntuale, creando un sistema integrato che utilizzi, adeguatamente, tutto quello che il SSN può offrire”, afferma il Presidente nazionale di AIOP. Un’efficace programmazione sanitaria, infatti, non dovrebbe essere figlia di una mera suddivisione delle risorse economiche, ma dovrebbe partire “dal basso”, ovvero dalla domanda di salute dei cittadini, dai bisogni specifici della popolazione articolati in base al territorio. 

L’emergenza COVID ha dimostrato che “l’unione fa la forza” e quello che si è imparato, sovente, in condizioni drammatiche, deve obbligatoriamente essere trasformato in un adeguamento sistemico attraverso l’integrazione tra strutture, in modo da garantire l’accesso alle cure specialistiche con tempi certi e rapidi. Altro tema prioritario, in relazione al contesto nel quale le aziende si sono ritrovate a lavorare e, contestualmente, a rinnovare il contratto, della quale la Presidente si sta occupando, è l’intervento a sostegno delle strutture che, a partire dall’emergenza, quindi, ormai da quasi un anno, sono state precettate dai SSR, entrando a far parte delle reti COVID o no-COVID. 

Nella prima fase dell’epidemia, in tutto il Paese, le strutture non solo hanno dovuto interrompere l’erogazione di prestazioni sanitarie, con conseguente mancato fatturato, ma hanno dovuto mantenere pienamente operative le strutture dal punto di vista organizzativo, anche in quelle Regioni nelle quali non c’erano livelli di emergenza tali da richiederne la disponibilità. Questo scompenso si è tradotto in una crescente sofferenza a livello economico per queste strutture. Ragione per la quale è stato ed è costante l’impegno dell’AIOP per ottenere una risposta, in termini di ristoro, da parte delle Istituzioni per evitare che la sottovalutazione del problema crei ulteriori crisi a strutture che rischiano di chiudere, facendo disperdere posti letto, know-how, competenze, risorse umane e tecnologiche, aggravando le condizioni di un contesto già fortemente carente in tal senso. Un uguale impegno AIOP ha messo sui temi che investono le strutture che hanno in carico i pazienti COVID, senza risparmio di energie, ma che attendono che la norma, che prevede un drg e una funzione dedicati, venga implementata con tariffe definite, che consentano loro di potere lavorare e continuare a salvare vite umane senza avere il timore di ritrovare le strutture in “rianimazione”, per lungaggini burocratiche rispetto alla remunerazione di quando fatto con grande senso di responsabilità e senso di appartenenza al sistema.

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