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Tariffe. Cittadini (Aiop): “L’auspicio è che il Governo proceda a un’analisi puntuale dell’applicazione e dei conseguenti impatti per il sistema”
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Tariffe. Cittadini (Aiop): “L’auspicio è che il Governo proceda a un’analisi puntuale dell’applicazione e dei conseguenti impatti per il sistema”

Così Barbara Cittadini, Presidente Nazionale di Aiop, nell'intervista rilasciata a "Fortune Italia".

Riportiamo il testo dell'intervista rilasciata alla rivista "Fortune Italia" dalla Presidente Nazionale di Aiop, Barbara Cittadini, sul nuovo tariffario della specialistica ambulatoriale, che dovrebbe entrare in vigore il 1° aprile p.v.

Sulla questione il ministro della Salute ha detto che si sta lavorando a una “soluzione condivisa”, ma quali sono le criticità maggiori con le nuove tariffe? Possiamo fare qualche esempio?

Queste tariffe, molto semplicemente, non sono remunerative dei costi sostenuti dalle strutture: una circostanza che riguarda tanto gli ospedali di diritto privato, quanto quelli di diritto pubblico che – nonostante i ripiani – si troveranno con bilanci sempre più precari. Se analizziamo le voci confrontabili tra il tariffario Balduzzi e il tariffario 2023, oltre il 60% ha un delta negativo: questo avviene, in particolare, per le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio. È una riduzione delle tariffe che, per le prestazioni in diminuzione, comporta una oscillazione dal 30% all’80%.
A titolo meramente esemplificativo, la remunerazione per il prelievo bronchiale in corso di broncoscopia viene decurtata di 116 euro, mentre la tariffa legata alla biopsia in sede unica dell’intestino crasso in corso di colonscopia totale diminuisce di 57 euro (si tratta di un -47% sul 2012).

Discorso a sé, poi, meritano le tariffe per visite specialistiche, rispetto alle quali il rimborso rimane, assolutamente, risibile: come si può pensare, con la tariffa di 22 euro, di potere sostenere i costi del personale medico e infermieristico, così come i costi amministrativi, gestionali e strumentali?
Il pericolo concreto è quello di dover interrompere l’erogazione di servizi e prestazioni, riducendo la tutela garantita dal Servizio sanitario nazionale e, parallelamente, facendo aumentare le liste d’attesa.

A fronte di queste riduzioni di tariffe, come sono cambiati i costi?

Il nuovo Tariffario non tiene nella dovuta considerazione aspetti essenziali come l’innovazione tecnologica delle attrezzature intervenuta nell’ultimo decennio, in un quadro nazionale e internazionale che, se da una parte deve ancora confrontarsi con i drammatici effetti dell’inflazione, dall’altra subisce le conseguenze economiche dei conflitti a Est, tra Russia e Ucraina, e nel Medio Oriente, tra Israele e Palestina.

Questo, inevitabilmente, si riflette – come abbiamo osservato negli ultimi anni – negli incrementi dei costi energetici, così come nell’aumento dei costi dei materiali di consumo, delle attrezzature e dei reagenti (dal 30%-50%). Le tariffe avrebbero dovuto essere incrementate, proprio per l’effetto dell’aumento generale dei costi e, invece, in molti casi, sono state ridotte.

Ma allora qual è la richiesta delle aziende della sanità privata?

L’auspicio è che il Governo proceda a un’analisi puntuale dell’applicazione di queste tariffe e dei conseguenti impatti per il sistema. L’applicazione dei nuovi Lea, così come riformulati nel 2017, non è più procrastinabile. Ci sono prestazioni innovative che devono essere garantite, in modo equo ed omogeneo, a tutta la popolazione su tutto il territorio nazionale, senza per questo però mettere a rischio lo standard qualitativo e quantitativo delle diagnosi, delle terapie e delle cure finora erogate.

Correlare l’ampliamento della tutela alla decurtazione delle tariffe per le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio maggiormente diffuse è una scelta di contenimento e, in molti casi, di allarmante riduzione della spesa sanitaria. Quando, invece, l’aggiornamento dei Lea voleva e doveva configurarsi come una scelta di salute pubblica.

 

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