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Camere sciolte e Governo dimissionario: il disbrigo degli affari correnti
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Camere sciolte e Governo dimissionario: il disbrigo degli affari correnti

Da Chigi la circolare che traccia un ampio perimetro di intervento per l'Esecutivo

Barbara Castellano, Relazioni Istituzionali della Sede nazionale

 

La formula tradizionale, come recitata dal segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti, prevede che - dopo le dimissioni - il Governo resti in carica per disbrigo degli affari correnti.

Il contraltare parlamentare, una volta sciolte le Camere, come avvenuto la scorsa settimana con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, è che queste entrino in regime di prorogatio ai sensi dell’art. 61 della Costituzione, così evitando vuoti di potere e garantendo il principio di continuità degli organi costituzionali.

Fermo restando che non esiste una norma che definisca specificamente cosa includano gli affari correnti, la dottrina costituzionale chiarisce che si tratta dell’attività strettamente necessaria per continuare a far funzionare l’amministrazione pubblica, ma anche dell’attuazione di ciò che è stato già deciso dal Parlamento.

A delimitare il perimetro dell’azione del Governo - un perimetro, va detto, molto ampio - è stato lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri che, il 21 luglio, ha indirizzato una circolare ai propri Ministri, Vice ministri e Sottosegretari.

L’Esecutivo, infatti, potrà attuare leggi e determinazioni già assunte dal Parlamento nell’adozione degli atti urgenti: questo implica la possibilità di adottare tutti gli atti per fronteggiare le emergenze nazionali, così come quelle derivanti dalla crisi bellica e dall’emergenza sanitaria. Ma il nodo fondamentale rimane quello del PNRR e del PNC che più volte vengono citati all’interno della circolare e che guideranno l’azione di Chigi rispetto a quanto sarà o non sarà possibile fare.

Emblema di quest’azione è il DdL Concorrenza che, benché sia un disegno di legge e quindi non sia soggetto ai tempi di conversione di un decreto-legge (ontologicamente legato ai caratteri di necessità e urgenza), prosegue spedito il suo iter e ieri è approdato presso l’Aula della Camera dei deputati per la discussione generale: non sono stati esaminati gli emendamenti accantonati e il testo è quello che risulta dopo gli ultimi approvati e dallo stralcio dell’articolo sui taxi. Granitico, quindi, l’art. 16 – rectius, ora art. 15 – recante “Revisione e trasparenza dell’accreditamento e del convenzionamento delle strutture private nonché monitoraggio e valutazione degli erogatori privati convenzionati”.

Simile sorte ha avuto il Semplificazioni fiscali - questo sì un decreto-legge - che ha ricevuto il via libera senza modifiche, da parte delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Le commissioni si sono riunite dapprima in un Ufficio di presidenza, che ha deciso di procedere velocemente, facendo decadere tutti gli emendamenti e votando il mandato ai relatori di riferire in Assemblea.

E, ancora, il Governo non si ferma sull’anticipato decreto Aiuti bis che, stando alle ultime indicazioni, dovrebbe contare su risorse intorno ai 10 miliardi di euro e che dovrebbe essere varato entro la prima settimana di agosto.

Mentre si disbrigano gli affari correnti, però, i partiti sono già nel vivo della campagna elettorale: il 25 settembre si va alle urne.

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