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Rapporto sulla qualità degli outcomes clinici nell’Ospedalità Privata
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Rapporto sulla qualità degli outcomes clinici nell’Ospedalità Privata

Su dati Programma Nazionale Esiti 2018

brossura 64 pagine

formato 21X28


Introduzione

di Barbara Cittadini

Parlare di outcomes clinici e del contributo in termini di valore che la componente di diritto privato del Sistema Sanitario garantisce e continuerà a garantire al nostro Paese è, da parte nostra, una doverosa assunzione di responsabilità.
Si tratta della scelta di Aiop di essere un’istituzione di rappresentanza di un sistema di imprese che hanno piena consapevolezza di essere al servizio dei propri cittadini. I paradigmi che hanno contraddistinto, fino ad oggi, le politiche sanitarie e i relativi modelli di governance stanno cambiando. 
Stiamo passando da modelli sanitari basati sul volume, a modelli sempre più focalizzati sul valore e, quindi, sulla qualità.

Il nostro impegno e le nostre argomentazioni nei confronti dei decisori pubblici e politici dovranno essere sempre maggiormente focalizzati sul miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati. Si tratta di una condizione imprescindibile, che attiene alla nostra “accountability” nei confronti del Sistema.
Garantire al cittadino la libertà di scegliere il luogo dove curarsi deve corrispondere all’impegno di ogni singola struttura sanitaria di conseguire il più alto livello di affidabilità e di risultati dal punto di vista clinico.
Aiop ha sempre sostenuto, nei diversi Tavoli istituzionali, due aspetti fondamentali: da un lato, l’importante contributo che la componente di diritto privato del Ssn assicura al Paese in termini di volume (circa il 24% con riferimento ai ricoveri ordinari per acuti, circa il 28% con riferimento ai ricoveri diurni per acuti, oltre il 75% dei ricoveri ordinari per riabilitazione, oltre il 48% rispetto ai ricoveri per lungo degenza); dall’altro, la nostra incidenza sui bilanci pubblici, oltre che la nostra efficacia ed efficienza nell’erogazione delle prestazioni e dei servizi sanitari.
Ma tutto questo, oggi, pur rimanendo un presupposto fondamentale, non è più sufficiente.
Abbiamo la responsabilità, nei confronti delle nostre aziende e del Sistema, di integrare i nostri ragionamenti e di sostenere la nostra posizione facendo ricorso ad ulteriori argomentazioni, che attengano non solo al volume, al rispetto delle norme, alle certificazioni di qualità, all’efficienza delle nostre organizzazioni ma, anche, al livello della qualità dei nostri esiti clinici.
Desidero evidenziare un aspetto: dobbiamo compiere un’operazione di questo genere non per fare un confronto tra le due componenti del Ssn ma, piuttosto, perché tale approccio, a mio avviso, sarà l’unico che consentirà un percorso di vero miglioramento della qualità delle cure.
Non si migliora se non si ci confronta, non si migliora se non si acquisisce la consapevolezza di dove si è posizionati in termini di valore assoluto ma, relativamente agli altri operatori del Sistema.
Le sfide che il Ssn dovrà affrontare, nel terzo millennio, non possono prescindere dalla condivisione di un percorso comune che punti al “valore prodotto”.
Ma che cos’è il valore se non il rapporto tra performance cliniche e costi?
Assicurare l’universalismo dell’assistenza sanitaria e garantire un alto livello di qualità sono obiettivi raggiungibili, ma è necessario che si cominci a ragionare non solo sul paradigma “remunerazione-volume” ma, anche, su quello “remunerazione-valore”.
Tutto questo deve, altresì, tenere in considerazione che la sostenibilità del Sistema – da intendere come la “capacità” di fornire risposte adeguate ai bisogni dei cittadini nel breve, medio e lungo periodo – richiede un processo attento di analisi dei dati e la definizione di una strategia condivisa e sinergica da parte della componente di diritto privato e di quella di diritto pubblico del Ssn.
Negli anni duemila si è parlato tanto di qualità dei sistemi e di certificazioni.
Oggi si deve porre attenzione, altresì, alle performance cliniche e alla capacità di raggiungere esiti migliori.
Ma non basta, perché il tema degli esiti ha un diretto collegamento con le disponibilità finanziarie dedicate al nostro settore. Per la prima volta, infatti, una Legge di bilancio – quella del 30 dicembre 2018, n. 145. art 1, commi 514-516 – prevede la possibilità di un incremento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale, condizionato alla stipula di una specifica intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021, che contempli misure di programmazione e miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi, con sistemi di indicatori oggettivi e misurabili.
Per le motivazioni rappresentate, ritengo molto importante la ricerca presentata in questo volume. Indagine, ormai, per noi imprescindibile proprio perché entra nel merito del significato degli esiti visti come strumenti di autovalutazione e driver di miglioramento delle nostre strutture.
Per la prima volta abbiamo voluto verificare il contributo al Sistema sanitario nazionale da parte della componente di diritto privato, in termini di volumi di attività e qualità delle cure, anche nel confronto con le prestazioni della componente di diritto pubblico. E lo abbiamo fatto attraverso uno studio validato scientificamente nella metodologia e nei risultati dal Comitato dei Referee – costituito dal professor Carlo Signorelli, dal professor Francesco Vitale e dal dottor Antonio Gattinoni – che ha lavorato insieme al professor Gabriele Pelissero e al dottor Bruno Biagi.
Lo studio è basato su dati oggettivi ed organizzati: quelli pubblicati da Agenas nel Programma Nazionale Esiti 2018. Dalle elaborazioni effettuate sono emerse importanti indicazioni, che ci rendono fieri per i risultati fin qui ottenuti e, al contempo, convinti della necessità di continuare nel percorso di miglioramento continuo che abbiamo sempre curato. Con questa ricerca e, prima ancora, con l’impegno e la consapevolezza che le strutture afferenti ad Aiop impiegano ogni giorno nel miglioramento degli outcomes clinici, ritengo che si sia intrapresa una strada che ci consentirà di continuare a crescere, affinché le nostre performances cliniche, indipendentemente dalla dimensione delle strutture e dai territori, possano costituire per il Ssn una risposta concreta ai reali bisogni di assistenza e cura espressi dalla popolazione del nostro Paese.
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